Il vertice del leader europei sull’Ucraina carico di tensioni: e la Meloni rimprovera Macron

giovedì, 27 Febbraio 2025
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«A che titolo sei andato a Washington?». Alla videoconferenza dei leader europei, Giorgia Meloni non usa giri di parole per incalzare Emmanuel Macron sulla sua iniziativa solitaria di presentarsi da Trump e trattare possibili impegni militari in Ucraina. Ma d’altronde si sa che i francesi sono abituati da sempre ad agire autonomamente per il proprio tornaconto e guardare tutti dall’alto in basso. In questo caso Macron avrebbe anche tentato di soffiare il ruolo di interlocutore privilegiato di Trump alla premier italiana, senza tuttavia riuscirvi.

Macron ha assicurato di aver rappresentato solo la Francia, ma è apparsa evidente a tutti la tensione per iniziative che dovrebbero essere condivise con tutti gli Stati Ue. Lo scenario ipotizzato da Parigi con l’appoggio di Londra sarebbe quello di dispiegare truppe di terra al confine tra Ucraina e Russia, mosse non condivise, evidentemente, con gli alleati.

Una prospettiva del genere aprirebbe anche una frattura nella maggioranza tra il partito della premier e Matteo Salvini ostinatamente contrario a qualsiasi intervento militare italiano. Si capisce per quale motivo quindi a Palazzo Chigi stia emergendo la linea del coinvolgimento a patto che tutto avvenga sotto l’ombrello dell’Onu. «Una sorta di parola magica – scrive il Corriere della Sera – capace di essere condivisa da tutto o quasi il governo italiano. Dire Onu, infatti, significa allargare in modo massiccio un progetto di intervento, significa avere il beneplacito della Russia, sarebbe perfetto se anche la Cina decidesse di dare il suo contributo, quella sarebbe una garanzia molto grossa dal punto di vista geopolitico», è una delle convinzioni della nostra premier».

Per tutti questi motivi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha puntato l’indice contro Francia e Gran Bretagna, presunti colpevoli di mandare avanti da sole iniziative, molto delicate e complesse. Il suo messaggio su X è stato più netto: «Noto che ormai chiunque, anche al bar, parla di difesa. Spesso senza conoscere a fondo i temi di cui si parla. A titolo informativo la Difesa, nei trattati europei, è competenza delle singole nazioni. Una “difesa europea” può esistere solo come somma delle difese nazionali. Con modalità simili a quelle Nato. Come la Nato non ha un suo esercito, una sua Marina, una sua aeronautica ma si basa sui contributi nazionali che operano insieme e vengono coordinati dalla Nato, lo stesso sarebbe per l’Europa. Veniamo poi ai “contingenti europei” che vorrebbero mandare il Presidente di una nazione comunitaria e quello di una nazione extracomunitaria. I contingenti non si inviano come si invia un fax e per poter fare un comunicato stampa. Soprattutto quelli delle altre nazioni. Se si parla a nome dell’Europa bisognerebbe avere la creanza di confrontarsi con le altre nazioni e ciò non è accaduto per gli aspetti militari della questione. Che mi risulta essere principalmente militare. Quindi commentare una cosa di cui nessuno sa nulla se non due Presidenti stranieri e che, per quando riguarda l’Italia, come ogni impegno internazionale, dovrebbe avere dei passaggi parlamentari, molteplici e complessi, per autorizzare e finanziare, non mi sembra un modo utile su cui impegnare il dibattito politico interno. Passaggi parlamentari che peraltro sarebbero successivi ad aver verificato con scrupolo ed attenzione tuti gli aspetti tecnico-logistici-operativi-capacitivi e le conseguenti necessità di risorse finanziarie. Un piccolo contributo per indirizzare meglio il dibattito».

Oggi c’è un solco politico fra l’Eliseo e Downing Street da una parte e Palazzo Chigi all’altra. Due potenze nucleari e con diritto di veto all’Onu hanno deciso unilateralmente di prendere iniziative che potrebbero creare ulteriori divisioni nel momento in cui dovrebbe invece esserci la massima unità d’intenti. Per questo Giorgia Meloni spera nell’appoggio di Germania e Polonia assai dubbiose sul progetto di Parigi e Londra. Gli stessi dubbi che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso al generale americano Cavoli.

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