Ventotene. Dem, andate e restateci. L’Europa che volete è quella della Meloni, non di Spinelli

venerdì, 21 Marzo 2025
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Certo, fa una certa impressione vedere la politica nostrana ridotta a una irrecuperabile continua rissa da ballatoio, dove leader ridotti a meri spot-man, si dimenano massacrandosi tra Pericle e Ventotene.

Ma tant’è. In fondo, come Italia contiamo poco, sia in Europa, sia a livello globale. Ormai i giochi li fanno, come sempre nella storia, Russia e Usa. E a noi, non resta che litigare via cavo o sui social su materie letterarie e astratte, divisi tra eterni guelfi ed eterni ghibellini, a beneficio di partiti svuotati di senso, pallide controfigure dei grandi soggetti di massa del passato.

Inutile parlare di difesa (adesso la correzione politicamente corretta della Von der Leyen, al posto del piano di “riarmo”, è la neo-lingua “piano-prontezza”; una fake per utili idioti), quando Bruxelles, invece, è esclusivamente la patria di interessi economici e lobbistici, senza cuore, senza valori, senza dignità, con la pretesa di guidare popoli (sulla farina di grillo, il green, la mistica Lgbtq), popoli affamati, impauriti, alle prese con i problemi veri e reali (l’economia, la sopravvivenza, la sanità, la qualità della vita, i servizi, la coabitazione con migranti irregolari, sinonimo di insicurezza e criminalità).

La Meloni, da par suo, è riuscita in un’abilissima manovra mediatica: depistare l’attenzione dalle perturbazioni interne alla coalizione, con una Fi “ascara” e fanatica dell’europeismo classico, una Lega euroscettica e Fdi in bilico tra sovranismo pragmatico e atlantismo militante.

E il graduale distacco dall’appoggio incondizionato a Kiev la dice lunga sul tentativo di mediazione della premier con Trump. A parole ancora tanta fedeltà a Zelensky, nei fatti, tanto raffreddamento strategico.
L’attacco al simbolo mediatico del neo-federalismo di piazza è arrivato per provocare una sinistra, altrettanto divisa sul riarmo, non solo come partiti della coalizione (Pd, Grillini, Avs), ma addirittura dentro gli stessi partiti.

E la sinistra, drammatica, ideologica e permalosa, com’è, è cascata nella trappola, dando luogo a un isterismo intollerante, frutto della sua proverbiale “sindrome di Voltaire”: ritenersi l’incarnazione religiosa del bene, della democrazia, del progresso, della cultura, dell’etica, della morale, dell’ambiente, dei diritti.

Peccato che gran parte del “popolo-bue” che oggi si schiera passivamente con la Schlein, i suoi piagnucolosi parlamentari, con gli “indignati speciali” e i consueti “professionisti dell’umanità”, non abbia mai letto il Manifesto di Ventotene. Per molti scesi nella romana piazza del Popolo sabato scorso, con molte idee confuse (“siamo europeisti”, “ci armiamo per la pace”, “ci disarmiamo per la pace” etc) e tanto livore anti-Palazzo Chigi, il manifesto è un manifesto, non un libro.
Nessuno evidentemente l’ha studiato. Spinelli nel 1942 era un comunista trotskista. E pur nel quadro di una prospettiva europea federalista, ipotizzava la dittatura rivoluzionaria per sconfiggere il fascismo e azzerare, tra l’altro, la proprietà privata. Quindi, non combatteva per la libertà, ma per la libertà dal fascismo, nel nome di un modello ideologico, altrettanto totalitario, tirannico (anche se amato in buona fede a quel tempo da tanti giovani e partigiani), e antidemocratico.

Non c’era nessun modello liberal democratico di riferimento. Tradotto: la sinistra attuale che si infervora per la frase della Meloni (“Non è quella di Spinelli la mia Europa”), al di là delle ipotesi di lavoro (Stati uniti d’Europa, federazione, confederazione, Stato unico etc), dovrebbe essere d’accordo proprio con la premier, nel dire che non è quella l’Europa che attualmente amiamo e che vogliamo difendere da Putin: l’Europa della democrazia, liberale, identitaria, non totalitaria, non comunista, non nazista etc.

E inoltre, tanto per ricordare il Pci (il nonno-papà del Pd), nel ’52 votò contro le prime forme di comunità europea.

Insomma, non ci resta che piangere o ridere. E ai tanti sinistri che nel fine settimana andranno a villeggiare per protesta a Ventotene, diciamo: restateci. E peccato per la pioggia prevista. E nel caso della scampagnata antifascista, una cosa è certa: non ci sarà nessun comune a pagarvi il soggiorno.
E tanto per concludere: state mobilitandovi per parole che lo stesso Spinelli ha smentito qualche anno dopo, dichiarandosi pentito di averle scritte.

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