Decreto-sicurezza. La destra fa ordine, la sinistra sociologia. Le ragioni di un’eterna guerra ideologica

venerdì, 6 Giugno 2025
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Blocchi stradali, ora si rischia il carcere; fino a 7 anni di reclusione per chi occupa abusivamente una casa; condanne più severe per chi possiede illegalmente o insegna a fabbricare armi (i terroristi); copertura delle spese legali per le Forze dell’Ordine; custodia attenuata non sospendendo la pena per le madri o donne incinte (specialmente per le rom che usano i figli come scudi per garantirsi l’impunità dai reati). E ancora: giro di vite sulle coltivazioni di cannabis; lotta all’accattonaggio e al degrado presso le stazioni e le metropolitane; arresto in flagranza per chi truffa gli anziani: ditemi voi, come si fa a non essere d’accordo col Decreto-sicurezza del governo Meloni?
Finalmente un provvedimento degno del Dna autentico della destra, nel nome e nel segno del binomio “ordine e legalità”. Per la sinistra, invece, è l’ennesimo effetto di una deriva sicuritaria in atto, sinonimo di repressione, compressione dei diritti costituzionali e “fascistizzazione” delle istituzioni.
Per i moderati, dal canto loro, un decreto che moltiplica i reati non risolvendo i problemi.
Le proteste di Pd, 5Stelle, Avs sono palesemente strumentali. E pateticamente spettacolari le contestazioni in diretta tv: seduti per terra con le mani alzate. Come dire decodificando, la sinistra è a terra (senza argomenti), o tutti giù per terra (che è lo stesso).
La Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, non hanno ancora capito che su tali temi sono perdenti. E che il degrado, la criminalità, il disordine pubblico, non sono percezioni, ma numeri concreti, stati di fatto.
I diritti individuali, sanciti dalla Costituzione, vanno equilibrati, armonizzati con i diritti degli altri. E con i doveri: fino a prova contraria, si appartiene a una comunità. E il bene comune, l’interesse generale, sopravanzano i bisogni, le aspirazioni e le pulsioni dei singoli.
Se c’è infatti, ad esempio, il diritto da parte dei manifestanti di protestare a 360 gradi, c’è anche il diritto della gente comune a non veder bloccate le strade, impedito l’accesso ai luoghi di lavoro o peggio, agli ospedali. E c’è il diritto delle Forze dell’Ordine, a non essere sistematicamente aggredite, demonizzate, colpevolizzate, finendo in un processo solo per aver difeso la libertà e la sicurezza dei cittadini, dovendosi pagare addirittura le spese legali.
Cosa vuole la sinistra? Sfasciare, distruggere le strade, aggredire i poliziotti, occupare abusivamente le case, coltivare felicemente la cannabis, garantire l’impunità di vagabondi ed extracomunitari, quasi sempre alterati e non integrati, che bivaccano nelle metropolitane e nelle stazioni, di fare ciò che vogliono? Magari appellandosi al “disagio sociale”, grazie all’umanitarismo buonista e globalista di qualche magistrato schierato?
Dove stava la sinistra, quando lo Stato etico “vaccinista” azzerava col green-pass i diritti degli italiani a vivere, mangiare, lavorare? O quando lo Stato etico “verde” ha pensato di obbligarci a spese folli per rispondere ai dogmi “sostenibili” di Bruxelles (la coibentazione verde, il cappotto termico delle case e le macchine elettriche)?
E dove sarà, quando dovremo armarci, per difendere Zelensky?
Destra e sinistra, in soldoni, non rispondono solo a differenze ideali, culturali e politiche. Li divide uno spartiacque antropologico molto più profondo.
Sulla sicurezza e contro l’immigrazione vincerà sempre la destra. Sia come messaggi, sia come identità strutturale, indipendentemente dalle sue ricette razionali o di pancia populista. La sinistra, anziché evocare “l’eterno fascismo”, dovrebbe concentrarsi sugli argomenti che le sono dottrinalmente propri: l’economia, i diritti civili, i diritti sociali. Tradotto: la sanità, la povertà, gli stipendi, il Welfare. E qui, che ha carte da giocare e proposte opposte a quelle della destra, molto più vicina alle logiche imprenditoriali e meritocratiche.
Peccato che da decenni la sinistra faccia rima con i privilegiati, i garantiti, gli assistiti e i cittadini “Ztl”. Basta ricordare la biografia dei Conte e della Schlein, per capire di quale nuova e moderna aristocrazia stiamo parlando.
La verità è che gli italiani non ne possono più di intellettuali o giornalisti ricchi che parlano di povertà, di politici che si battono per la giustizia sociale e uguaglianza (rosi dall’invidia sociale) e poi, acquistano la Tesla di Musk; personaggi a tutto campo che amano profughi e migranti dalle torri eburnee dei loro quartieri bene, ma che col cavolo fanno visita alle periferie disagiate o che li vogliono soggiornare vicino alle loro case di Capalbio.

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