Conte in questo periodo è nervoso. E il motivo non è difficile da capire: l’ascesa di Elly Schlein lo sta mettendo in serio imbarazzo. In poche settimane la situazione s’è ribaltata e ora è il M5S a inseguire il Pd nei sondaggi. Il rischio per i grillini è di finire all’angolo. Ma “Giuseppi” è uomo dalle mille risorse. Ed è possibile che stia già tramando qualcosa.
Secondo malelingue e beneinformati, Conte sarebbe pronto a una clamorosa giravolta: fare la mossa del cavallo e aggirare Elly. Come? Semplice: stabilire un canale di comunicazione con Giorgia Meloni e proporsi come leader di una opposizione “costruttiva”, lasciando gli estremismi alla Schelin. Possibile? Mai dire mai, quando si tratta dell’ex presidente del Consiglio: Conte ci ha abituati alle giravolte più clamorose, come quando, nel 2019, sostituì al governo, senza batter ciglio, i sovranisti della Lega con i “liberal” del Pd, rimanendo sempre in sella e sempre a Palazzo Chigi. Geniale no? “Giuseppi” ha la spregiudicatezza del politico di razza, pur avendo fatto, per quasi tutta la vita, il giurista e l’avvocato.
Insomma, Conte non va mai sottovalutato. E i primi a non farlo sono quelli del Terzo Polo (o come lo possiamo definire oggi). Un eventuale spostamento “moderato” del leader M5S finirebbe inevitabilmente per impattare su di loro e sull’area che presidiano. Tant’è che Matteo Renzi è già uscito dallo scoperto iniziando il fuoco di sbarramento. «Se la premier avrà problemi il soccorso arriverà dai grillini», ha detto il leader di Italia viva in una intervista a “la Repubblica” di qualche giorno fa. Dopodiché, Matteo ha aggiunto: «Ma conoscendola (la Meloni n.d.r.), farà di tutto per evitare di battere cassa a Conte. Lo tiene al caldo… ma non è il suo tipo».
Previsione o auspicio? Lo sapremo presto. Rimane comunque è il fatto che grandi manovre sono in corso. A mettere i terzopolisti in allarme è stata innanzi tutto la corrispondenza di amorosi sensi tra la premier e il leader M5S in occasione della nomina di Alfonso Bonafede a membro laico del Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria. L’ex ministro grillino della Giustizia è riuscito a raggiungere tale carica grazie all’accordo tra maggioranza e M5S. Basta molto meno, nella politica italiana, per disegnare scenari futuribili di inciuci e intrighi vari.
Ma in questo caso vanno aggiunti altri indizi e segnali, come ad esempio le parole concilianti utilizzate da Conte in occasione della lettera della Meloni al “Corriere” sul 25 Aprile, lettera che invece, come è noto, ha mandato su tutte le furie Elly Schlein. In contrasto con la sua concorrente di sinistra, il leader grillino ha infatti dichiarato che va «apprezzato lo sforzo» della premier per fare in modo che il giorno della Liberazione sia «una festa condivisa».
Da notare anche il fatto che, al tentativo di dialogo tra maggioranza e M5S, corrisponda invece lo stop posto da Conte per una possibile alleanza tra il M5S e il partito della Schlein. «Andiamoci piano», ha detto l’ex premier, che poi ha aggiunto: «Abbiamo toccato con mano, tante volte, quali siano i metodi e la logica di un partito, il Pd, che ha un suo sistema di potere». Possibili convergenze a sinistra appaiono, in questa fase, piuttosto remote.
A questo punto viene però da chiedersi: che convenienza avrebbe Conte ad attenuare la sua opposizione al governo Meloni? La risposta è che otterrebbe almeno un paio di utili risultati.
Innanzi tutto, come accennavamo prima, il M5S uscirebbe dall’angolo e riconquisterebbe spazi di manovra. “Giuseppi” ha ben compreso che la prima regola della politica, soprattutto oggi, consiste nel non perdere mai mobilità e movimento, possibilità che gli verrebbero compromesse se continuasse a lasciarsi schiacciare a sinistra dalla Schlein.
L’altro vantaggio di disancorare il M5S dalla sinistra potrebbe essere quello di permettere al Movimento di riacquistare la sua caratteristica originaria di forza trasversale (né di destra né di sinistra), una qualità che permise ai grillini di ottenere grandi consensi ai tempi del loro primo boom elettorale. Certo, la situazione è cambiata rispetto a dieci anni fa. Ma, alla fine, si sta dimostrando che troppa sinistra non fa bene al M5S.
«Solo i paracarri non si muovono», ripetono a empre i pragmatici. Per alcuni è il motto degli opportunisti. Per altri, come Giuseppe Conte, è una ragione di vita, politica.



