Mattarella, Conte, Salvini e Di Maio obbligati ora a non far cadere il governo

Politica

Conte sta facendo anche lui i “conti”. Da notaio era diventato arbitro (con leadership nazionale e statura internazionale ampiamente riconosciute), e poi sempre più, capitano, in difesa della squadra grillina.

Prima delle europee si era capito. Sul caso Siri ha difeso e sostenuto le tesi giustizialiste-moraliste di Di Maio obbligando Salvini a chinare la testa. Come per il rinvio del decreto-sicurezza 2.0 e dopo gli ultimi sbarchi (alla faccia dei porti chiusi).
E in quella occasione, il governo realmente ha rischiato di cadere. Anche perché Salvini stava diventando un “pallone sgonfiato”, alla ricerca di un pretesto per far saltare il tavolo senza restare col cerino in mano.

Pallone che invece, dopo il voto europeo, si è notevolmente rigonfiato, forte della vittoria elettorale (34,3%).
E adesso, Conte è obbligato a fare il capitano del Capitano, riassettando gli equilibri interni, col bilancino più verso il Carroccio.
E il cambio d’aria si è visto subito: Tav, flat tax, autonomie, sono la richiesta forzosa di Salvini per passare alla fase2 del governo gialloverde. Cerchiamo di decodificare.

A parole, infatti, il ministro degli Interni dichiara che sostiene l’esecutivo, che sarà fedele al patto, al contratto, ma nella sostanza ormai è destinato a dettare la linea prossima ventura.
E questo Conte lo sa bene. Lo ha capito. Da avvocato del popolo diverrà da oggi “avvocato di Di Maio”. In profonda crisi di identità.
E lo stesso leader pentastellato, ha fatto un’altra telefonata al premier, chiedendo rassicurazioni, pressato com’è dai suoi per cambiare rotta e tornare ad una gestione collegiale che suonerebbe come delegittimazione totale. In bilico quindi, tra il restare e rompere.

In soldoni, Conte è solo, comincia a preoccuparsi seriamente e il Quirinale è sulla stessa sua lunghezza d’onda. Mattarella teme nuovi strappi. Due paure che possono convergere sulla difesa della stabilità di Palazzo Chigi.
Ma con un ma. Se Salvini ha tutto l’interesse a prolungare il governo gialloverde sempre più verde, Di Maio, fallita l’operazione graffia-Salvini, è condannato a prolungarlo per evitare peggiori guai. Anche lui condannato a supportare il governo.
Insomma, un esecutivo che ha perso la sua spinta propulsiva, espressione solo di una spinta passiva.

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