La Nuova Politica di Coesione 2021-2027. Novità e conclusioni

Economia

La Nuova Politica di Coesione 2021-2027

Gli Obiettivi di policy 2021-2027, novità rispetto alla precedente programmazione e i riflessi sugli Enti Locali

Prof. Luca Saraceni

La presente pubblicazione è divisa in numero 7 articoli

Articolo 7 di 7

Novità e conclusioni:

“Le novità contenute nella Politica di coesione per il periodo 2021-2027″
La Commissione europea, e nello specifico la Direzione generale della Politica regionale e urbana, ha sentito il bisogno di semplificare in maniera importante tutto il quadro di norme, regolamenti, adempimenti e persino i Fondi (che passano da 11 a 7) ed inoltre un quadro normativo semplificato, prevedendo l’armonizzazione delle norme tra i vari fondi dell’UE, l’accrescimento della flessibilità per rispondere alle nuove sfide ed un quadro giuridico più sintetico e unificato, che offra certezza sin dall’inizio. Ha dato risposte ad una domanda di semplificazione delle procedure che arriva soprattutto dagli Enti Locali, arrivando anche a elaborare un “Quaderno” con 80 misure di semplificazione rispetto alla passata programmazione 2014-2020. I maggiori potenziali fruitori delle risorse messe a disposizione dell’UE sono proprio gli Enti Locali i quali, a volte di dimensioni medie se non piccoli o piccolissimi, si trovano in una situazione di personale ridotta ai minimi termini con quasi eliminazione del turn-over. Molte delle procedure per poter fruire delle opportunità dei Fondi europei sembrano, e sono, pensate per strutture “ministeriali”, e non con la realtà amministrativa di Regioni, Province, enti intermedi, nei quali i decisori politici e a scendere (o a salire) il personale operativo – direttori, segretari generali, dirigenti, funzionari e impiegati (questi ultimi due sovente delegati finali ad adempiere alle procedure e destinatari di reprimende da parte dei superiori in caso di incaglio delle procedure, e mai di elogi in caso di buon esito delle stesse) devono avere già a che fare con uno groviglio di leggi, norme e regolamenti europei, nazionali, regionali e della propria amministrazione, ai quali devono aggiungere quelli speciali e specifici dei progetti europei i quali si devono a questi incastrare e divenire complementari per procedure, destinazione di fondi, gestione amministrativa e contabile – solo per citarne alcune – che aggiungono vischiosità alle giornate lavorative dei pubblici amministratori e che sovente quindi decidono, consapevolmente o meno, di “soprassedere” dal candidarsi alle pur innumerevoli e pur meritevoli iniziative ed opportunità che derivano dai progetti europei. È qui che risiede il collo di bottiglia, la strozzatura, che impedisce il pieno, e a volte porta al nullo, dispiegamento delle potenzialità derivanti dai fondi ed iniziative europee. Troppo spesso, infatti, le norme, modalità e procedure che regolano queste ultime sono tarate per pubbliche amministrazioni locali immaginate dai decisori europei come lì, pronte ed in attesa di partecipare al “via” della pubblicazione delle call, dei bandi ed avvisi pubblici, con la propria parte di cofinanziamento necessaria già messa in cascina e con personale addestrato per partecipare e gestire i nuovi progetti europei, in tutte le fasi, dalla candidatura, ricerca dei partner, contabilizzazione speciale e rendicontazione, senza sbavature. Questo fantastico mondo invece si infrange in uffici pubblici sguarniti da tagli ormai cronici di spesa pubblica che incide, in primis nel ricambio generazionale e anche solo numerico degli organici, il poco personale rimasto negli uffici ormai prossimo alla quiescenza che fa quello che può e che soprattutto deve per mandare avanti gli uffici; non dimentichiamo infatti che gli uffici delle Pubbliche Amministrazioni locali hanno già dei loro compiti e scadenze cadenzate a cui devono obbligatoriamente adempiere, pena accuse di omissioni di atto di ufficio o scarsa produttività – alle quali dovrebbero aggiungere un nuovo e complesso lavoro derivante dalla gestione dei “progetti speciali” europei, ai quali oltretutto non sono obbligati ad aderire, ma sono considerati aggiuntivi, e spesso senza alcun incentivo tangibile. Da ricordare infine che, come avviene in alcune catene di comando, l’ordine del Re passa al ministro, che lo gira al generale e via via arriva al soldato semplice al quale è demandato il compito e la responsabilità di vincere la guerra. Allo stesso modo in molte PA di Enti Locali tale procedura è riprodotta, con l’organo politico che chiede di partecipare ad iniziative europee bellissime, ma che alla fine sono demandate operativamente nella implementazione agli impiegati ultimi nella catena di comando, ai quali non sono destinate risorse (soprattutto temporali) per occuparsene.
Alla Commissione va riconosciuto il merito, dopo aver elaborato un sistema complesso di norme e procedure per l’a candidatura, la gestione, la contabilizzazione, rendicontazione ecc., di aver messo mano alla loro semplificazione, sperando che sul campo funzioni. I compiti e le responsabilità dei diversi organismi del sistema di gestione e controllo sono esposti con maggior chiarezza.
L’analisi preventiva dei requisiti di ammissibilità aiuterà a garantire che siano ammesse al sostegno solo operazioni di qualità, tali da apportare il massimo contributo al conseguimento degli obiettivi concordati, con il miglior rapporto costi benefici, verificando se l’operazione è sostenibile sotto l’aspetto finanziario e se lo screening ambientale abbia rispettato le prescrizioni più recenti. Il numero di audit e controlli sarà contenuto, riducendo gli oneri amministrativi gravanti sulle autorità del programma e sui beneficiari con l’estensione del principio dell’audit unico, la riduzione dei controlli e per i programmi con un basso tasso di errore, un approccio proporzionale migliorato, basato su un sistema nazionale che funzioni bene e una necessità minima di audit ai fini dell’affidabilità.
Solo per citarne una, sarà maggiore l’utilizzo di Operazioni Semplificate in materia di Costi (OSC), quindi invece di rimborsare le spese effettive sulla base delle fatture, il pagamento si baserà sempre di più su rimborsi forfettari, costi unitari o importi forfettari. Il rimborso sarà basato su costi unitari, somme forfetarie o tassi forfetari. Gli audit verificheranno esclusivamente che le condizioni di rimborso siano rispettate; la soglia massima per l’uso obbligatorio delle OSC è aumentata a 200.000 EUR di costi totali (invece di 100.000 EUR di sostegno pubblico). L’uso di OSC potrebbe ridurre i costi amministrativi totali di circa il 25 % per i beneficiari e le Autorità di Gestione, anche attraverso la predisposizione di norme unificate, applicabili a tutti i programmi. Il numero di parole del Regolamento è ridotto del 50%; per la prima volta, 7 fondi a gestione concorrente sono trattati all’interno di un quadro unico Il Codice, semplice ma integrato, prevedendo norme di esecuzione allineate per tutti (Unico regolamento per FESR e FC e fusione di FSE, FEAD e IOG);
Od ancora norme più chiare e semplici sull’ammissibilità IVA: ammissibilità completa per progetti al di sotto di 5 milioni di EUR ed ammissibilità impossibile al di sopra di tale soglia; conseguentemente, non si avrà nessuna area grigia di in termini di recuperabilità/deducibilità.
Le novità che riguardano la nuova programmazione e che la potranno rendere maggiormente “accessibile” agli Enti Locali, riguardano:
• la sua semplificazione
• l’attenzione al “sociale” tesa a far sentire gli ultimi meno tali (miglioramento housing sociale, mezzi di trasporto sostenibili sia da un punto di vista ambientale – la parte esplicita – ma anche sostenibili economicamente per gli utenti: infatti, esistono intere ampie fasce della popolazione che sono costrette ad acquistare dei mezzi di traporto privato – perché quello pubblico assente o inaccessibile geograficamente – e che a causa di questo devono destinare una larga parte del proprio reddito (anche il 30%) per effettuare spostamenti obbligatori quali andare al lavoro, a scuola, a curarsi, alle quali fornendo dei reti di trasporto pubblico, o anche privato, accessibili sia geograficamente che economicamente, rinuncerebbero volentieri all’automobile, economizzando una parte importante del proprio reddito
• devoluzione agli Enti Locali più vicini ai cittadini la decisione, programmazione, linee di intervento delle necessità del proprio territorio. Questi dovranno però adeguare, per tempo, la propria capacità di programmazione e la sua qualità, orientando le scelte future su temi coerenti con gli indirizzi di policies europei, rendendole quindi attinenti e a questi complementari, tenendo presente quali sono i settori/interventi finanziabili
• prevedendo nella loro programmazione lo stanziamento di risorse adeguate per il cofinanziamento, visto che la quota parte locale è aumentata4.​
Per quanto riguarda la capacità amministrativa, essa sarà integrata con obiettivi settoriali. Non sarà più necessario disporre di un obiettivo politico separato, ma sarà possibile distribuire gli investimenti nella capacità amministrativa nell’ambito di ciascun obiettivo di policy
La nuova Programmazione, inoltre, afferma la centralità delle città, come destinatari di molti interventi (vedi quelli sulla mobilità sostenibile, car sharing e bici ecc.) per l’adeguamento e miglioramento dei centri urbani rendendoli come prioritari nella prossima programmazione, (a Europe closer to citizens) mediante il sostegno alle strategie di sviluppo gestite a livello locale e attraverso la promozione dello sviluppo sostenibile e integrato delle zone urbane, rurali e costiere e delle iniziative locali. Diventa quindi centrale per l’UE e la nuova programmazione la qualità della vita delle zone urbane – ciò ai fini di contenere ed eliminare zone di degrado e disagio sociale nei contesti a maggiore concentrazione demografica ed esposte ad un rischio di conflitto sociale tra le fasce deboli dei cittadini (nuovi poveri, immigrati di prima, seconda e terza generazione) le quali fasce, che già si sentono, o sono realmente, ai margini della società, in aggiunta si sentono destinatari di un minore impegno delle istituzioni nella erogazione di servizi della stessa qualità delle fasce più “centrali” della popolazione (in senso stretto quali destinatari di servizi migliori, si pensi alle scuole e servizi di trasporto pubblici dei quartieri c.d. bene delle zone urbane e i loro corrispettivi delle zone periferiche o marginali, comparandoli per qualità e qualità, ed in senso lato quale destinatari di maggiore attenzione da parte dei decisori della spesa pubblica). È infatti la distinzione, reale o percepita, tra le fasce della popolazione considerate centrali o ai margini, delle politiche di spesa per servizi pubblici che crea maggiore preoccupazione ai decisori pubblici e i cui effetti si possono vedere nella crescita di fenomeni di crescita di sentimenti populisti anti immigrati e i diversi che possono evolvere facilmente verso conflitti sociali. Bene quindi hanno fatto i decisori pubblici ad orientare le politiche di intervento verso obiettivi, anzitutto più semplici e intellegibili, 5 versus 11, semplificandone anche le forme di audit, e indirizzandole verso provvedimenti che tangibilmente possono migliorare la qualità della vita ad un sempre maggior numero di destinatari.
“La politica di coesione in Italia per il periodo 2021‐2027: Gli Obiettivi di policy 2021-2027 e i riflessi sugli Enti Locali” – Prof. Luca Saraceni

Di seguito gli articoli precedenti che fanno parte della collana:

– La Nuova Politica di Coesione 2021-2027. La collana diretta dal Prof Luca Saraceni 

Premessa

– La Nuova Politica di Coesione 2021-2027. Obiettivo 1: un’Europa più intelligente – trasformazione industriale intelligente e innovativa

– La Nuova Politica di Coesione 2021-2027. Obiettivo 2 

– La Nuova Politica di Coesione 2021-2027. Obiettivo 3 

– La Nuova Politica di Coesione 2021-2027. Obiettivo 4 

La Nuova Politica di Coesione 2021-2027. Obiettivo 5

 

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