Roma. Accordo Salvini-Meloni. E ora Bertolaso non potrà più fare il nonno

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Roma Capitale dei giochi. Tanto tuonò che piovve. Sbloccatasi la situazione a sinistra (la rinuncia di Zingaretti, il disco verde per Gualtieri), adesso è il centro-destra che specularmente sta velocizzando i passaggi. Organizzarsi o perire.

Dal tavolo tecnico di mercoledì (presenti tutti i dirigenti locali) è uscita una buona notizia. Per quanto riguarda i piccoli comuni, gli accordi sono fatti, l’alleanza funziona e i nomi sono evidenti e chiari.
Per quanto riguarda invece, le grandi città, finalmente Fdi ha allentato la presa. Niente più veto nei confronti di Bertolaso e di Albertini, ma apertura, che nella logica della comunicazione politica, non vuol dire solo prudenza. Significa, possiamo parlarne.

In effetti, sul niet a Bertolaso, da parte della Meloni, pesavano due vecchie ruggini diventate macigni. La frase che a suo tempo il capo della Protezione Civile le rivolse (“vada a fare la mamma”), e il suo decisionismo machista che mal si adatta alla “romanità” di Fdi che nella capitale ha la sua roccaforte storica; tesoretto che vuole far contare, nella sempre più agguerrita, guerra tra Lega di governo e Fdi di opposizione.
Le candidature preventive della Colosimo, molto attiva sul territorio, della stessa scuola di sezione della Meloni, o (sussurrate) di Rampelli, leader storico, o dell’astro crescente Lollobrigida, assai apprezzato dalla base (membro della famiglia Meloni), erano state concepite per scompaginare i piani di Salvini, o almeno, per negoziare meglio la strategia comune per il futuro.

Adesso c’è quasi la certezza che si arrivi presto a una soluzione, in vista del voto di ottobre. Salvini e la Meloni, hanno detto che parteciperanno al tavolo conclusivo, e molto probabilmente annunceranno urbi et orbi, quello che finora non è stato possibile annunciare.
Del resto, i due ne hanno fatta di strada. Non c’è giorno che non si punzecchino pubblicamente. Affrontano i medesimi temi (immigrazione, ritardo vaccini, colpe della Ue, ripresa economica, riaperture immediate, vicinanza alle categorie vessate dalla crisi pandemica), ma da ottiche opposte. La Meloni ha le mani più libere e si vede dai sondaggi, che la danno ormai appaiata al Capitano. Salvini insiste sul potere di fare le cose dal governo, anche a costo di subire pressioni, condizionamenti e mediazioni fastidiose.

Adesso, la palla ripassa a Bertolaso e Albertini. E questa volta le tattiche, i messaggi in codice non possono più bastare. La scelta dovrà essere vera e definitiva. Albertini sembra il più convinto; Bertolaso attendeva il consenso unanime del centro-destra.
Entrambi temevano di essere bruciati, entrando in Conclave da papi, uscendo da cardinali.
E le scuse reiterate per glissare le domande dei giornalisti, erano e sono state fino a ieri, semiserie. Albertini ha messo in mezzo la moglie che rivendica il suo spazio dopo tante stagioni di impegno politico e civile. Bertolaso vorrebbe fare il nonno a tempo pieno. Ma di nonni e di mariti l’Italia è piena. E molto spesso hanno fatto bene.
Se si decideranno di gareggiare il centro-destra avrà davvero chance di vittoria. Bertolaso a Roma e Albertini a Milano già ora, dati e numeri alla mano, tallonerebbero la Raggi, Gualtieri e Sala.
Resterà da vedere, qualora dicano di sì, chi si ascriverà tra Salvini e la Meloni il merito di averli scelti. E magari, Lega e Fdi ricominceranno a litigare. Anzi, a “confrontarsi”.

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