Governo. La tragicommedia di Silvio, ex padrone del centro-destra

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Quanti Berlusconi esistono? Finora l’anarchia privata ha totalmente cozzato con la figura pubblica e i suoi obblighi istituzionali. Ma almeno l’uomo si teneva. I due Cavalieri ogni tanto si ricomponevano virtuosamente.

Adesso, invece, con la vecchiaia incombente, Silvio si sta liberando forse della maschera. Dice tutto e il contrario di tutto. Il venditore sta riprendendo il sopravvento sul politico. E pensare che ha scritto un pezzo importante della storia del centro-destra.
Dal 1994, passando per il 2001 e il 2008, è stato l’inventore, ma anche il tappo e il viatico dello schieramento.
Se da una parte, grazie al crollo della prima Repubblica, il nuovo sistema elettorale (il Mattarellum), ha creato di fatto le condizioni dell’ancora presente bipolarismo, la democrazia dell’alternanza che resiste pur nelle sue mille contraddizioni; dall’altro, ha irreversibilmente alterato il Dna della destra italiana (basata su identitarismo, socialità, legalità, moralità pubblica, lotta alla partitocrazia corrotta), trasformandola in ultra europeista, liberista, americanoide, ultra-garantista; e ha legittimato un costume culturale sostanzialmente laicista, consumista, individualista (la destra del sesso e dei soldi).
Viatico dello schieramento, perché ha consentito di governare al Msi-An, sdoganandolo dalla mistica del ghetto in cui l’avevano relegato e dove in fondo ci stava bene.
Tappo, perché l’organizzazione del polo ha sempre coinciso con la sua visione proprietaria.

Logico che ora, diventare un comprimario, una mera comparsa; condannato unicamente a fare da ago della bilancia del prossimo esecutivo Meloni, lo infastidisca, prima che politicamente, psicologicamente.
E c’è da capirlo: Giorgia Meloni è donna, volitiva, forte, caparbia, non addomesticabile, non ricattabile sul piano privato, autorevole se non autoritaria, come lui. E dato non da poco, non rientra nelle categorie berlusconiane: badante, escort, segretaria, attrice, igienista dentale, infermiera etc.

Il papello del Cavaliere, denso di invettive, sparse urbi et orbi, è il segno di un tramonto non solo fisico. Il Vaffa a La Russa e l’insulto alla Meloni sono da ascrivere a questa frustrazione.
E costretto dai pompieri di Fi a fare pace, lesa maestà, dopo decenni di convocazioni ad Arcore, è andato lui a via della Scrofa, sede storica della destra (il mezzo è messaggio). E nonostante i sorrisi e il comunicato stampa congiunto, pacificatore, rassicurante, la verità è subito riuscita fuori. Silvio continua a non digerire i pochi ministri ottenuti con l’8% dei voti e lo smacco targato Ronzulli.

Durante il suo intervento alla riunione per l’elezione dei capigruppo alla Camera, ha nuovamente sorpreso, indispettito, smottato i giochi. Ecco le sue frecciate, le sue bombe.
«I ministri russi hanno già detto in diverse occasioni che siamo noi in guerra con loro perché forniamo armi e finanziamenti all’Ucraina. Io non posso personalmente esprimere il mio parere perché se viene raccontato alla stampa viene fuori un disastro, ma sono molto, molto, molto preoccupato. Ho riallacciato un po’ i rapporti con il presidente Putin, un po’ tanto». E ancora: «Putin per il mio compleanno (il 29 settembre, n.d.r.) mi ha mandato 20 bottiglie di vodka e una lettera dolcissima. Io gli ho risposto con bottiglie di Lambrusco e con una lettera altrettanto dolce. Io ero stato dichiarato il primo dei suoi cinque veri amici».
E tanto per non smentirsi ha chiosato con una barzelletta delle sue: quella che ha come protagonisti Joe Biden, Vladimir Putin, Silvio Berlusconi, il Papa e un suo assistente.

Su questo Berlusconi rimane lucido e simpatico; per la Meloni molto meno. Se continua così rischia di diventare una spina nel fianco dell’esecutivo, e un replicante fuori tempo massimo, condannando gli azzurri a un triste tramonto, parallelo al suo tramonto fisico, quasi grottesco.
Una foto? Lui che zoppica, claudicante, malmesso, che rifiuta davanti alle telecamere l’evidenza di un aiuto, di un supporto; lui che sbaglia a uscire dal gabbiotto del voto, ma non perde la forza di rivolgersi, da antico seduttore, a una commessa: “Lei è in forma, è molto solida”.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

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