Merito, sinistra al palo. Le streghe non son tornate, se ne sono andate

1 minuto di lettura

Negli anni Settanta le femministe gridavano nelle piazze i loro slogan di guerra per l’aborto. Il più efficace nella sua violenza evocativa era ed è (dove ce n’è bisogno lo usano ancora come negli Usa, dopo la sentenza della Corte che ha demandato agli Stati la possibilità di impedire l’interruzione di gravidanza): “Tremate, tremate, le streghe sono tornate”.

Ed ora a vedere le facce arrabbiate, acide, polemiche, astiose, depresse, livorose delle varie Boldrini, Cirinnà, ma anche delle Morani, delle Quartapelle, e pure della Bonino (la bandiera del femminismo nostrano), verrebbe da dire: “Gioite, gioite, le streghe se ne sono andate”.

Ed è una autentica liberazione, se pensiamo che hanno imperversato per almeno un decennio, pontificando, descrivendo una realtà solo ideologica, parlando di una società che coincide col pensiero unico laicista, col politicamente corretto.
Adesso, invece, hanno scoperto, loro malgrado, che basta poco, cioè la democrazia, il voto, per accorgersi che c’è un altro popolo, c’è un’altra Italia che ha un’altra idea di società, di famiglia, di vita.
E questa Italia diversa, rappresentata dal nuovo governo Meloni, ha disegnato il suo perimetro, fatto di altre parole, opposte a quelle dell’universo liberal, radical.

Apriti cielo: natalità, famiglia, made in Italy, sovranità alimentare, merito, il presidente e non la presidente etc. Scandalo, Medioevo che torna, lancette della storia indietro.
Le “streghe” sanno benissimo che se si perde la battaglia delle parole si perde la battaglia delle idee.
E a loro non resta che evocare il fascismo, il classismo scolastico e l’autarchia mussoliniana. Schiumando rabbia.
Ma la verità è che siamo alla resa dei conti. Ogni periodo storico prepara il successivo. Ed ora la palla è al centro-destra, nella speranza che non si fermi alle affermazioni di principio.

C’è una cosa che, infatti, atterrisce e preoccupa le donne sinistre: l’esempio concreto, vincente, di una donna, giovane, caparbia, tosta, preparata, che sfonda, parte dal basso e diventa premier. Una donna di destra. Che non ha avuto bisogno delle quote rosa. Che non confonde i propri desideri con i diritti.
E, paradosso ulteriore, non è una novità: è sempre la destra che diventa avanguardia delle conquiste sociali, smentendo definitivamente la narrazione religiosa del progressismo. Qualche esempio? La Meloni prima donna di destra capo del governo. Mai accaduto nella nostra storia repubblicana. La sinistra le considera codazzo degli uomini.

Stesso discorso per il sindacato: Renata Polverini, primo segretario generale dell’Ugl (nel 2006), in netto anticipo rispetto alle varie Anna Maria Furlan, Cisl (2014) e Susanna Camusso, Cgil (2010).
Dati e numeri alla mano, vuoi vedere che la destra è progressista e la sinistra è conservatrice e classista?

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Calcio: Ipotesi Mls, futuro CR7 fra Miami e Los Angeles

Articolo successivo

Truffe online, operazione congiunta Italia-Albania

0  0,00