Cdx. Se la Meloni vola, Berlusconi e Salvini riscrivono il patto draghiano

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Si è visto pure ieri in occasione della prima legge di Bilancio del governo a guida Fdi. Il vero protagonista è la premier Giorgia Meloni: sobria, asciutta, decisa, forte della sua coerenza rispetto alle promesse elettorali.

L’aspirante protagonista invece, dietro un’apparenza amicale e sorridente, è Matteo Salvini, il quale oscilla tra fedeltà al patto di coalizione e protagonismo ministeriale; arma obbliata e obbligatoria per risalire la china, si legga consensi dentro la Lega. Del resto, lui l’ha promesso ai maggiorenti del partito: datemi un anno di tempo e ritorno a quota almeno 20%. Peccato, che lo fa usando la stessa strategia vincente al tempo del primo governo Conte (quello gialloverde) e cioè, un mare di annunci, con pochi fatti concreti.

Salvini e Berlusconi hanno infatti, il medesimo problema: la lealtà verso il nuovo esecutivo, egemonizzato dalla Meloni, visto che ha preso più voti della somma di Lega e Fi messi insieme e i rispettivi interessi di bottega.
E non solo. C’è un’affinità anche strategica tra i due. Il disegno e l’obiettivo di occupare la zona centrale della geografia politica, facendo i garanti moderati, occidentali, rispetto ai poteri forti, gli Usa, Bruxelles etc.

Quella linea che Silvio si è bruciato con le sue esternazioni spariglianti, durante la campagna elettorale (studiate ad arte per mettere in difficoltà Giorgia), a favore di Putin e che Matteo ha imitato su altri fronti, dimostrando una certa incoerenza tra il suo passato sovranista e una mai compiuta collocazione modello-Ppe italiano, nuova Dc (progetto-Giorgetti).
Però, la mission resta uguale. Allearsi per frenare la corsa della Meloni, il monopolio e il primato di Fdi sulla maggioranza.

In soldoni, i due vogliono ripristinare quel rapporto che ha funzionato bene durante il governo Draghi, con una destra di governo (Fi e Lega), distinta da una destra d’opposizione, tra l’altro, premiata il 25 settembre dagli italiani.
Lo ha scritto sulle colonne de “Il Corriere della Sera” Francesco Verderami. Un’indiscrezione che la dice lunga, grazie a lui, informato dei fatti, sulla competizione intestina al centro destra. Anzi, al destra-centro.
Nella speranza infatti, che si torni al centro-destra, col boccino in mano ai centristi.

Silvio e Matteo, secondo i boatos e gli informati, si sono incontrati a cena. L’idea è quella di marciare divisi per colpire uniti. Un’Opa sul centro-destra a colpi di temi e argomenti identitari che per gli azzurri e i padani, sono assai diversi rispetto a quelli di Fdi.
Un esempio concreto? La flat tax, l’immigrazione, le cartelle esattoriali, la pensione etc.

Morale della favola, il Cavaliere non ci sta a fare soltanto il padre nobile della coalizione, avendo già digerito ministri e sottosegretari che non voleva, mortificando di molto il suo potere contrattuale, esattamente come Salvini, convinto com’era che avrebbe preso più voti della premier.
Se la convergenza d’interessi si trasformerà in una regia organica tesa a condizionare e ridimensionare la Meloni, è presto per dirlo, ma gli obiettivi di Salvini e Berlusconi sono gli stessi.
Per loro il nemico non è la sinistra, ma dentro casa.

 

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