Discorso Trump. Pace, tasse, immigrati: nasce il nuovo “ombelico-Usa”

venerdì, 19 Luglio 2024
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L’aveva promesso e ha mantenuto le promesse. Almeno nella forma. Nel suo enfatico e pugnace discorso di accettazione della nomination repubblicana, durato 90 minuti, ha parlato sia alla pancia sia alla testa degli americani.

Pancia e testa uniti da una priorità: pacificazione nazionale per far tornare grande “l’ombelico Usa”. Abbiamo scritto bene: ombelico.

Un posizionamento chiaro mirato ad aggregare in prima battuta (rispetto agli elettori democratici che in maggioranza non lo voteranno mai) il trumpismo dell’ “alto” (il gotha economico-imprenditoriale-finanziario) e il trumpismo del “basso”, il cittadino che si fa da sé, afflitto dalla globalizzazione e dalla crisi economica, “modello-Vance”, il suo vice.
Non a caso le categorie che il tycoon ha introdotto ufficialmente a suo tempo in patria e successivamente esportato nel mondo, Italia compresa, al posto di “destra-sinistra” sono state e sono ancora proprio “alto-basso”: popoli contro caste (si legga casta radical, liberal).

Insomma, un Trump che malgrado le dichiarazioni fatte, arrivando a Milwaukee (scendendo dall’aereo, reiterando il gesto dell’attentato, quel pugno accompagnato da “fight”, diventato ormai simbolo di resistenza e di coraggio a 360 gradi), circa il cambiamento del suo discorso (“è un’opportunità per unire il Paese e persino il mondo intero”), in realtà è rimasto fedele a sé stesso.

Decodifichiamo le sue parole urbi et orbi.

MISTICISMO. Cifra che sta caratterizzando oggettivamente e strategicamente la sua narrazione post-attentato: “Non dovrei essere qui, dovrei essere morto, sono sopravvissuto perché avevo (tradotto: e ho) Dio dalla mia parte”. E tanto per ribadire la forza iconico-religiosa (vita-morte-sacrificio-salvezza, bene contro male), ha reso omaggio a Corey Comperatore, il vigile del fuoco rimasto ucciso durante il comizio di sabato in Pennsylvania.

PRESIDENTE DI TUTTI. Un facile pretesto, quello mistico, per parlare al cuore di ogni americano: in un passaggio specifico ha invitato furbescamente a non “demonizzare” le idee politiche dell’opposizione, assicurando che “ripristineremo la pace in America e nel mondo”. Impostazione che ha toccato il suo culmine quando ha detto “sono qui per salvare la democrazia ed essere il presidente di tutta l’America”.
Un abbraccio ecumenico tanto per rispondere alla campagna di demonizzazione scatenata da sempre dalla sinistra Usa e non solo (argomento, la sua non legittimità a governare, essendo il capo di un golpe antidemocratico, l’attacco a Capitol Hill).
Un’apertura che in un secondo tempo ha coinciso col ritorno alla pancia, ai temi cari del suo programma e del suo elettorato (gli ultimi sondaggi danno Trump al 52per cento e Biden al 48).

PACE, TASSE. Battaglie sicure sapendo di accontentare la maggioranza dei cittadini, stanchi di pagare troppo e di pagare troppo Kiev (un sentimento largamente diffuso che i repubblicani sanno di poter intercettare e rappresentare).
Morale: l’America riprenderà un cammino di autarchia geopolitica, smettendo di esportare il concetto di impero del bene. Vogliamo vedere che se Trump vincerà ci saranno maggiori possibilità che la guerra in Ucraina rallenterà o addirittura terminerà?
Emblematica la sua riflessione: “Sotto la mia presidenza la Russia non ha invaso l’Ucraina”.

SICUREZZA, IMMIGRATI, ECONOMIA. Triade introdotta con una parola-chiave forte e inquietante: “Lanceremo la più grande deportazione della nostra storia. Siamo diventati una discarica per il mondo, che ride di noi”, riferendosi ovviamente a quelli che arrivano illegalmente negli Stati Uniti.
In sintesi, completerà quel muro divisorio col Messico che ha convinto pure l’inclusivo e progressista Biden.
Affermazioni classiche le sue, che passano dall’integrazione all’economia: “I migranti sottraggono il lavoro agli americani”.
Immancabile l’attacco ai dem: “Hanno favorito l’invasione di milioni di clandestini facendo schizzare verso l’alto i reati”.

CINA ED ENERGIA. E scontato l’attacco alla “China virus”, virus cinese, come ha fatto durante la pandemia, quando ha aizzato l’odio degli americani verso gli asiatici, promettendo di sfidarla con i dazi.

America da sola, America-First, America non più leader?
America leader non militare, politica, ma di una cosa che forse vale molto di più e che spiega tutto: “Diventeremo i padroni mondiali dell’energia”.

Degna conclusione il bacio di Melania, quasi a suggellare la ritrovata armonia di coppia, dopo le note vicende processuali, tanti palloncini, e le note di “Nessun Dorma”, col suo famoso “Domani vincerò”: un invito solenne ai suoi, un incubo per i dem, Biden o non Biden.

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