E’ proprio vero: Forza Italia, pure con lo “ius scholae” si sta candidando a diventare non solo la spina nel fianco del centro-destra di oggi a guida Fdi, ma soprattutto il cavallo di Troia di una strategia mirata per il futuro a destrutturare per ristrutturare su basi nuove, la coalizione.
Che poi, sarebbero le basi di sempre pensate e volute da Berlusconi: un centro moderato, non populista, capace di rappresentare quei ceti produttivi, quei segmenti di società civile che dopo una prima reazione ai governi tecnici, alla sinistra, si rifugiano a destra, ma poi inesorabilmente tornano sui loro passi. Un’inversione che coincide con la “casa democristiana” di prima, e adesso, da qualche anno, con la “casa liberale”.
Una competizione che vede insieme Tajani, Calenda e Renzi. E che al momento, registra la leadership provvisoria degli azzurri, anche perché i due Dioscuri non riescono ad andare d’accordo.
Cosa c’era e cosa c’è nella famosa frase di Tajani prima delle consultazioni europee, “siamo quello spazio che va dalla Meloni alla Schlein”? Proprio questo: occupare un’area fluida e in via di definizione. E, se pensiamo ai numeri Fi, pure dopo la morte di Silvio Berlusconi, al momento sta crescendo, superando la stessa Lega. Ergo, scommessa vinta.
La domanda vera è: quanto durerà la fedeltà verso l’attuale esecutivo? Non è un mistero che gli azzurri possano indifferentemente partecipare a governi di unità nazionale, a governi tecnici, addirittura di centro-sinistra “modello-Ulivo”. Se le condizioni economiche, finanziarie, i rapporti della Meloni con Bruxelles dovessero peggiorare (lo vedremo subito con le nomine dei commissari), la spallata moderata sarà realtà. E significherà fine del sovranismo, fine di una politica autonoma dai poteri forti internazionali, per quanto pragmatica, intelligente, l’unica possibile. Fine della concezione antropologica della vita.
Due indizi, fanno infatti, una prova. Da tempo assistiamo a continui distinguo verso la Meloni. Tanti sono gli argomenti che distanziano Fi dagli altri due partner: la giustizia, l’economia, le alleanze europee, l’immigrazione, i diritti civili.
E non è un caso che Fi, recentemente si sia avvicinata al partito radicale, non solo per la battaglia delle carceri. Altro che partito liberale e cristiano. O si è cristiani o liberali. Le due cose non si possono sovrapporre, conciliare.
Qui non è più una questione contingente, di semplice dialettica interna alla maggioranza, di piccoli interessi identitari per raccogliere il massimo consenso e battere alle elezioni la sinistra. La distanza tra Fi, Lega e Fdi è profonda e antica.
E lo stiamo vedendo proprio in queste ore a proposito dello “ius scholae”. Una posizione dirompente, non l’unica (basti pensare ai temi etici, la famiglia, l’aborto, le droghe leggere, l’eutanasia etc), in netto contrasto con lo “ius sanguinis”, sostenuto da Salvini e Meloni.
Un contrasto non da poco che evidenzia uno scontro non solo politico, ma in primis, culturale: si può far diventare italiani quelli che mettono un piede in Italia? Idea e proposta storica della sinistra (lo “ius soli”)? Si può far diventare italiani quelli che studiano e basta (lo ius scholae)?
Il suolo non è un atto fisico, ma il frutto di una storia, di un’identità, di una costruzione culturale sedimentata nel tempo che connota una civiltà.
Perché lo si vuole edulcorare, relativizzare, trasformandolo in un mero posto di passaggio? Semplice: per affermare l’ideologia globale e globalista del “cittadino del mondo”, che non ha differenze, confini, limiti. Un “apolide”, figlio del mondialismo dove non c’è più differenza tra locali e migranti.
E poi la cittadinanza. Altro inganno lessicale e ideologico. Un conto è l’accoglienza che si deve a tutti, in proporzione alle capacità abitative, sanitarie e lavorative che ha uno Stato, e un conto è la cittadinanza, che implica un percorso di adesione, accettazione dei valori della comunità che accoglie i nuovi arrivati.
E l’odierna legge della nostra cittadinanza, come ha ribadito Salvini “va benissimo. L’Italia è prima in Europa con oltre 230mila cittadinanze rilasciate. Non c’è bisogno di nessuna scorciatoia”.
E’ ovvio che la sinistra non accetti tale impostazione, dovrebbe ammettere che ci sono una cittadinanza, un’integrazione, un’immigrazione compatibile con la nostra cultura, le nostre leggi, e un’immigrazione incompatibile (ad esempio, quella islamica), oltre ai noti effetti in ordine alle devianze e alla criminalità.
Concludendo, Fi spina nel fianco oggi del centro-destra meloniano e in prospettiva, apripista di nuovi scenari centristi.
Un “bipolarismo interno” alla maggioranza che rischia di corrodere la compattezza e l’unità dell’esecutivo. Perché la “governabilità coerente” è il frutto di una omogeneità culturale. Se non c’è quest’ultima prima o poi, i governi implodono. E questa è una triste tradizione dei governi di destra: implodono sempre, pur avendo numeri per restare comodamente in sella.
Proposta: perché Fi non cambia alleanze? Alle prossime elezioni, anziché restare a destra, si unisca al Pd, si aggreghi a Calenda e Renzi: tanto sono tutti liberali in politica, liberisti in economica e laicisti sui temi etici. Sarebbe un atto di chiarezza.



