Partite Iva e Stellantis. Quelle telefonate della Meloni che allungano la vita … del governo

domenica, 8 Dicembre 2024
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“Una telefonata ti allunga la vita”, è stata una felice e incisiva pubblicità dell’allora Sip, oggi Tim, magnificamente interpretata dal comico Massimo Lopez. Anche perché una telefonata, anzi due, possono allungare la vita di un governo.

Non è solo cronaca, ma molto di più: la premier Meloni, prima di partire alla volta di Notre Dame, direzione Parigi, si è impegnata allo spasimo per dirimere le note e nuove controversie interne al suo esecutivo, come se non bastassero le perturbazioni in seno alla maggioranza, che vedono ormai definitivamente e strategicamente contrapposti i due Dioscuri-ministri e vice premier di Palazzo Chigi, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Il Capitano leghista, ossessionato dall’emorragia di voti, si sta sempre di più ritagliando il ruolo di lotta e di governo dentro l’area di destra alla destra di Fdi. Mentre l’erede azzurro di Berlusconi, al contrario, contento per la tenuta e avanzata alle recenti elezioni della sua Fi, scalpita per ottenere maggiore visibilità e più spazi, pure a costo di compromettere l’equilibrio mentale e politico della premier.

I temi oggetto della diaspora nel centro-destra, inutile ripeterli, sono noti: economia, immigrazione, canone Rai, ius scholae, Europa etc.
Ma a questi se ne sono aggiunti due non da poco: le tasse e Stellantis. Altre due telefonate che hanno costretto Palazzo Chigi a intervenire per non complicare ulteriormente le cose.

Torniamo ai fatti: l’agenzia delle Entrate non ha trovato di meglio che intimorire le partite Iva con lettere formalmente esortative, sostanzialmente vessatorie, spedite proprio per rovinare le feste di Natale.

E il motivo è semplice: il flop del concordato preventivo che ha visto un’adesione scarsissima, tanto che il governo è stato costretto a rimandarne la scadenza.
Stiamo parlando di milioni di lettere a professionisti autonomi le cui dichiarazioni dei redditi hanno presentato elementi ritenuti “anomali”. Una segnalazione col preciso scopo di obbligarli al ravvedimento “indotto”, guarda caso, accettando il concordato preventivo.

E la reazione della Meloni? Lei sa benissimo che gran parte delle Partite Iva hanno votato destra. Ha telefonato infuriata al viceministro all’Economia Maurizio Leo, un bravo tecnico di area, il quale ha subito una bella ramanzina.

La premier ha chiesto spiegazioni, lui ha giustificato la comunicazione come “ordinaria attività” nel quadro di un concetto alternativo rispetto al passato, quello di fisco amico, che intende accertare agendo “ex-ante”, anziché “ex-post”.

Come finirà? Certe volte, il rimedio è peggiore del danno. D’altra parte, per Leo non è il primo inciampo che ha messo in difficoltà il governo: tutti ricordano la storia del Redditometro per calcolare il reddito presunto. Idea subito accantonata.
Salvini ovviamente ha cavalcato la protesta degli autonomi, Tajani non ha dichiarato.

La seconda telefonata è stata con John Elkann. E pure qui, il leader leghista odia la fuga di Stellantis, Tajani sull’argomento è più moderato.
L’erede di casa Agnelli, dal canto suo, non ha mai gradito essere convocato in Aula per spiegare le sue scelte imprenditoriali, fallimentari dal punto di vista dell’occupazione nazionale, redditizie dal punto di vista finanziario. Il motivo? Non ha detto sì agli inviti per “un fatto reputazionale”.
E’ naturale che il governo sul caso Stellantis, voglia precise garanzie riguardo l’occupazione (i licenziamenti) e sulla non chiusura di alcuni stabilimenti.
E anche qui, si scontrano e si scontreranno in futuro due filosofie opposte: investimenti, flop dell’elettrico, esternalizzazioni, delocalizzazioni, interessi, tutela dei lavoratori, tutela della produzione in Italia etc.

Dopo le dimissioni di Tavares per l’ex-azienda italiana e l’ex-dinastia ultra-finanziata dallo Stato, si sono aperti scenari da chiarire per Palazzo Chigi.

Ma almeno al telefono la Meloni e il rampollo Elkann si sono parlati.
Se son rose (s)fioriranno.

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