Mercoledì in Aula è andata in onda la pagina più grottesca della mai nata Seconda Repubblica (visto che ne hanno annunciate tante e siamo ancora desolatamente agli eterni tempi supplementari della prima).
Il tema, stancamente e ossessivamente noto, il caso-Libia, come sappiamo, è stato oggetto dell’ennesimo scontro “tossico-bipolare” (nel senso letterale della parola) tra “guelfi-ghibellini” e, specularmente, ha misurato il tasso di degrado irreversibile della comunicazione politica, dove insulti, battute, metafore, ossimori, attacchi personali la fanno “strutturalmente” da padroni.
E che se da un lato, sono la manna per gli spin doctor; dall’altro, sceneggiano un panorama di crisi istituzionale ormai acclarato e radicato.
L’occasione è stata l’informativa “tanto attesa” dei ministri Nordio e Piantedosi.
Tradotto, i dicasteri della Giustizia e dell’Interno uniti contro le opposizioni, che attendevano scientificamente la diretta Rai per esporre i soliti cartelli, modalità-volantino liceale da anni Settanta, ad uso e consumo delle telecamere e dei giornalisti, accorsi solo per godersi lo spettacolo. Un Colosseo degli errori e degli orrori.
Andiamo per ordine: Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo, diventato grillino in pochette, nella sua replica ai ministri ha parlato di “urbe terracqueo”, al posto del meloniano “orbe”. E toccato nel vivo (lui che è l’interprete doc dell’italiano giuridichese), ha replicato stizzito alla maggioranza: “Bravi, state attenti semmai voi quando la vostra presidente dice fesserie”. Permaloso e orgoglioso.
Nella bagarre, poi, hanno fatto il loro ingresso gli animali (bei tempi quando si pensava, mutuando gli Usa, all’elefantino o all’asinello per ipotizzare nuovi partiti e schieramenti sia conservatori che progressisti).
New entry il coniglio: la premier associata all’animale (“la presidente del coniglio”, conio made in Schlein), a dimostrare la sua fuga dalla platea giacobina dell’Aula, che l’aspettava con ansia per decretarne la prevista e sicura ghigliottina.
Apriti cielo, la Meloni che rifiuta la dialettica parlamentare e i ricatti dem e 5Stelle: “Un attentato alla democrazia e un’ulteriore prova di fascismo risorto”.
Inconcepibile: una “garbatellara” che snobba, giudica dall’alto in basso, i radical-chic, i detentori, del giusto, del bene, dell’etica, della morale, i professionisti dell’umanità alias, la benestante con doppia cittadinanza Schlein, il “classista-populista” Conte e gli ascari del centro-sinistra, Bonelli-Fratoianni, uomini orgogliosamente Ztl. Tutti ideologicamente “dalla parte del popolo”.
E ancora (della serie, l’eterogenesi dei fini): Nordio nel suo intervento, ha ringraziato “i gentili spettatori”.
Domanda: ma siamo in un panel o in parlamento? Scontato il rimbrotto della sinistra, altrettanto da talk show, veicolato quando il ministro ha accusato l’atto incriminato della Corte penale internazionale (l’arresto di Almasri), arrivato “in lingua inglese”, sentendosi dire di rimando: “Ministro poteva usare il traduttore di Google”.
Sono, infatti, questi i segni, i sintomi e i frutti nefasti della politica-spettacolo.
Per non parlare di Renzi che ha fatto ricorso ai suoi non sbiaditi ricordi scolastici: ispirandosi a Pinocchio, ha evocato il “gatto e la volpe che sono in società” (l’aggiunta è la canzone di Bennato), autoassegnandosi il ruolo di “grillo parlante”.
Indubbiamente un bel giochetto. Non si capisce però, l’obiettivo, oltre il giochetto.
Un’ironia condita pure di offese: “Pensavate di aver trovato una Lady di Ferro? Una Margaret Thatcher? Avete trovato l’omino di burro, forte con i deboli, debole con i forti” (l’allusione all’ amicizia “indigesta” della premier con Trump è chiara).
Dulcis in fundo, le incursioni “esterne” (si chiama spostamento dell’attenzione), e le amnesie: Balboni di Fdi, ha pensato bene di bastonare il Pd sulla vicenda del tesoriere arrestato in Campania.
Rivolto a Boccia ha detto che “il Pd lucra con l’immigrazione”.
E qui si è sfiorata la rissa, che nemmeno il presidente La Russa è riuscito a sedare. Ma l’ha comunque contenuta mettendo però, benzina sul fuoco.
Non ha riconosciuto un senatore della Repubblica, il dem Sensi, e ha chiesto “lei chi è?”. E, non ottenendo risposta, si è girato verso i commessi, reiterando: “Come si chiama quello?”. Più che smemoratezza, si è trattato forse di eccessiva famigliarità (prove tecniche di amicizia destra-sinistra).
O mores o tempora.



