Carola, Salvini, infrazione, Ong: la guerra delle due Italie

Politica

Ci sono due Italie, l’una tifa per il nostro Paese, l’altra contro. Da sempre. E la cosa che fa più irritare (tanto per usare un eufemismo), è che la seconda Italia crede di essere nel giusto. Non è democrazia, ma il frutto di un male che non morirà mai: l’ideologia.

Prendiamo i numeri (l’unica cosa autentica da cui partire). La nostra è una mera fotografia. L’attuale governo gialloverde è quello che in Europa ha il maggiore consenso presso i suoi cittadini. Dal 60% è sceso al 45%, secondo un recente sondaggio Ipsos (Corriere della sera), ma considerando il crollo fisiologico di ogni luna di miele che lega i popoli agli esecutivi freschi di voto, la fiducia indubbiamente regge. Gli altri governi europei dopo un anno crollano vertiginosamente nel gradimento pubblico (tutti intorno al 20%).

E questa considerazione trova la sua conferma nel fatto che il premier Conte è salito al 52%, segno di un apprezzamento collettivo per la sua azione di felice mediazione, di arbitrato gentile ma fermo, di sintesi tra i due Dioscuri in perenne agitazione reciproca. Una dialettica che magari ha registrato momenti convulsi, al limite di una crisi di nervi, ma che può essere pure annoverata come esperimento nuovo.

Lo spread, autentico demonio per i governi? Vera spada di Damocle che ne ha sancito la loro fine (Berlusconi ne sa qualcosa)? E’ sceso al 222, ma ovviamente nessuno ne parla.
La disoccupazione? E’ ai minimi storici: il 9,9%, dati mai ottenuti prima. Nemmeno da maggioranze che si ritenevano espressione dei lavoratori e del progresso. Ovviamente nessuno ne parla. Nessuna trasmissione tv tipo Agorà, Omnibus, Carta bianca etc.

I conti pubblici? Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato chiaro: “Non vedo ragioni per aprire la procedura di infrazione”. E proprio lui ha snocciolato i numeri istituzionali: “Il disavanzo di bilancio in Italia è passato dal 2,4 al 2,1; l’avanzo primario è salito dall’1,4 all’1,6. E’ un trend positivo, l’Italia è la terza economia europea”.

Il capo dello Stato ha agito da ideologo, da uomo di parte? No, da italiano, da simbolo della nazione.
Come dovrebbero essere gli italiani: tutti uniti. E questo non avviene mai. Silenzio assordante su spread, consenso, disoccupazione, conti pubblici. Specialmente quando le notizie sono positive o non fanno comodo.
E non solo: partiti, politici, media, molti commentatori, tv, in molti sono dall’altra parte. Quell’anti-Italia che purtroppo solo da noi è forte.

Se una donna come Carola commette reati, la metà degli italiani sta con lei. Se Marina, Gdf, pm fanno il loro mestiere, c’è sempre un gip pronto a mettere al primo posto il primato dell’umanità sulla legge nazionale (un precedente pericoloso). Se le Ong fanno un lavoro ambiguo, tra l’altro spesso smascherato, e sbeffeggiano il parlamento (convocate oggi non si presenteranno, tanto per ribadire la guerra ideologica contro le nostre istituzioni), c’è sempre, invece, chi le idolatra.

Se in Italia non ci sono più soldi per i terremotati, per i bambini abbandonati, per le aree disagiate, per le periferie degradate (tipo Roma e il sud), si trova al volo un milione di euro per solidarizzare con la Capitana. Se a Reggio Emilia emerge una rete orribile e demoniaca contro i bambini, tutto va ignorato. Nessuna trasmissione.
Nulla di nuovo purtroppo.
E il patriottismo sta diventando un mero esercizio letterario d’altri tempi.

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