Centro-destra. Di nuovo insieme. Novità o moviola? La partita delle Regionali

Politica

Di nuovo insieme. Ma sarà vero? Il nuovo abbraccio tra Salvini, Meloni e Berlusconi sembra la foto di un film d’epoca. Una moviola che si riavvolge.

La frase, infatti, che i tre hanno usato per il vertice tenutosi a Milano, è stato: “Marciare insieme”. Fa il paio con la trita e ritrita cantilena del “marciare divisi per colpire uniti”. Mantra che ha contrassegnato il passato del centro-destra.
Una frase con tanti significati, una indicazione di principio con la solita facoltà da parte dei diretti interessati di smarcarsi o di velocizzare la nuova santa alleanza.

Per il momento l’unica certezza è l’unità in vista delle Regionali. Il centro-destra compatto ha la possibilità di prevalere sia in Umbria e più a stento in Emilia. Diviso, invece, rischia molto.
Sulla partita dei candidati-governatori certamente si riaprirà il fronte delle polemiche interne, alla luce dell’obiettivo e necessario riposizionamento delle forze in campo: Salvini ha più voti e vuole dettare lui le carte. A cominciare dalla nomina al Copasir.

Domanda: vale ancora il precedente accordo stipulato agli inizi del governo gialloverde? Meloni ha manifestato dubbi sull’opportunità di candidare la Borgonzoni alla guida dell’Emilia Romagna, ma Salvini tiene duro. E per il futuro? A Berlusconi, sempre sulla carta, dovrebbero spettare due Regioni (Calabria e Campania), due alla Meloni (Marche e Toscana), ma vuole pure la Puglia. E le altre alla Lega.

Insomma un puzzle complesso. Dove riesploderanno inevitabilmente le frizioni intestine alla coalizione.
I dubbi sono inoltre, sul collante. Salvini fino a poco tempo fa, pensava a un listone unico, ad uno schieramento a trazione leghista. Berlusconi si è spostato al centro per evitare l’egemonia dei sovranisti, ergendosi a garante dei moderati, della Ue e dei poteri forti. La Meloni sembra guadagnare i primi delusi del Carroccio, ma la sua identità è in bilico tra un partito conservatore mai sperimentato e un partito sovranista già occupato da Salvini. Berlusconi poi, non ha digerito la prova di forza delle Regioni a guida leghista e non solo, che hanno imposto la richiesta di procedere all’abrogazione della quota proporzionale del Rosatellum2.0, nel segno di una svolta maggioritaria, che gli azzurri, in questo momento di discesa elettorale, temono.

Ma un punto resta irrisolto: sarà un centro-destra modello 1994? Con una destra (Lega e Fdi) e un centro moderato (Fi e altri)? Ma Salvini accetterà di farsi mediare ancora una volta al centro?
Anche perché Berlusconi non ha più la forza numerica per federare gli alleati. E imporre le sue idee che sarebbero la riproposizione di un collante antisinistra e liberista, che la storia ha dimostrato essere insufficiente e superato.

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