Bruxelles. Iniziata la partita del commissario. Rebus-Meloni. Tutti i numeri

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Adesso si aprono i giochi veri per la governance futura di Bruxelles (la data del 16-19 settembre non inganni). Finiranno le attenzioni nazionali, gli interessi particolari e cominceranno finalmente le attenzioni continentali.

Finalmente, perché in fondo, il voto di sabato e domenica ha riguardato il domani dell’Europa e la sua capacità di incidere, condizionare la vita di milioni di cittadini; anche se in molti, dato l’alto tasso di astensionismo, hanno dimostrato di non averlo capito.

La Meloni ha un problema non da poco.
Da un lato, è la bandiera pragmatica di un sovranismo intelligente il cui vento soffia dirompente nelle forme più disparate. La trionfale avanzata congiunta della destra moderata ed estrema (che per la prima volta non si sono erose a vicenda, arrivando, come frutto, addirittura alla possibile alleanza francese tra la Le Pen e i repubblicani gollisti moderati), è il segno di un profondo cambiamento politico in atto, e che sta prevalendo un’altra idea di Ue: non il super-Stato ideologico, green, laicista, belligerante, costruito dalle sinistre, ma una federazione di Stati indipendenti e sovrani, uniti da materie comuni.
Dall’altro, è l’unica premier in carica che ha tenuto nei consensi, anzi li ha aumentati, a differenza della Francia e della Germania.

E la Meloni ha fatto bene a non pronunciarsi subito su un eventuale mega-gruppo delle destre, cadendo nella trappola di chi vuole eternare, blindare lo status quo di Bruxelles, scricchiolante e in crisi, come se non bastasse già il computo stabilizzante dei seggi in base alla densità demografica, che fino a ieri ha puntellato l’asse Parigi-Berlino.

Chi la conosce sa che lei vuole contare veramente per portare a casa conquiste e scelte coerenti col suo mandato popolare. Domanda: fino al punto di appoggiare una nuova maggioranza-Ursula?

Vediamo tutti i numeri del rebus.

Gli scranni a Bruxelles sono 720. E i risultati, nonostante l’avanzata delle destre in paesi con pochi seggi, hanno portato alla seguente ripartizione: 135 ai socialisti, 53 ai verdi, 79 ai liberali, 186 ai popolari, 73 ai conservatori, 58 ai sovranisti, 45 ai non iscritti (gli altri non li consideriamo). Ricordiamo che per formare una maggioranza occorrono almeno 360 seggi.

Dal voto ai probabili governi:

VECCHIA MAGGIORANZA URSULA (popolari, socialisti, liberali e verdi): 453. Non avrebbero problemi a replicare la stessa formula.

NUOVA MAGGIORANZA URSULA CON LA MELONI: 526 (sarebbe governo bulgaro)

NUOVA MAGGIORANZA URSULA CON LA MELONI SENZA I VERDI: 473

PARTITO POPOLARE PIU’ DESTRA (maggioranza di centro-destra, popolari, liberali, conservatori e sovranisti, con l’incognita dei liberali che non vorranno mai stare con i sovranisti di Identità e democrazia): 441

PARTITO POPOLARE PIU’ CONSERVATORI E LIBERALI: 338, non arrivano a 360 (devono per forza acquisire o spaccare Identità e democrazia: è infatti, il tema-Le Pen. Se va in porto l’alleanza francese tra repubblicani e Rassemblement national è facile che questo spostamento possa verificarsi).

PARTITO POPOLARE PIU’ DESTRA SENZA LIBERALI: 362. Governo in bilico, dovrebbe essere supportato dai cosiddetti altri.

Questi sono i numeri, qui si parrà la nobilitate e la capacità politica della Meloni.
Senza contare i desiderata di Tajani (che al massimo, può accettare in governo Ursula-2.0 e al massimo un governo Ursula con conservatori senza i verdi), e le aspettative di Salvini che si concentreranno sul gruppone di destra.

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