Trump, Conte, Salvini, i tre (s)piazzisti. Le loro strategie

giovedì, 11 Dicembre 2025
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Trump, da un paio di settimane, in asse con Putin, sta demolendo, bombardando scientificamente la Ue. Spiazzando e azzerando ogni retaggio “occidentalista” del suo paese. Retaggio che al tempo della “guerra fredda” aveva un senso perché erano gli stessi Usa a fornire all’Europa l’ombrello-sicurezza, l’ombrello-anticomunista e l’ombrello-economico, non senza interessi. D’altra parte, il Dna americano è stato sempre questo: un mix tra business e primato militare. Ricordiamo che abbiamo finito di pagare i debiti del piano Marshall solo qualche decennio fa.
Come noto, dopo una fase scoppiettante, alternando stoccate e recuperi, sulla “questione-Ucraina” il tycoon sembra ora aver assunto una posizione ferma e stabile: considerare Kiev un fastidio, un problema da risolvere, un impiccio; e ritenere, dal canto suo, l’Europa un orpello burocratico inutile, superato, quasi un nemico.
E’ evidente che “smottando” Bruxelles preferisca avere rapporti bilaterali con gli Stati “amici”: in primis, l’Italia, poi Orban, Polonia.
Da qui, gli strali lanciati contro la Ue. Argomenti seri e contenuti veri (espressi principalmente sul documento relativo alla nuova National Security Strategy): “I leader europei (i volenterosi) sono deboli, decadenti, senza consenso. Conosco i buoni leader. Conosco i cattivi leader. Conosco quelli intelligenti. Conosco quelli stupidi. Ce ne sono anche di veramente stupidi. L’Europa non sta facendo un buon lavoro sotto molti aspetti. Se continua così, l’Europa non sarà più. Secondo me molti di quei paesi non saranno più paesi sostenibili. Quello che stanno facendo con l’immigrazione è un disastro. Pensano solo al politicamente corretto e al green. L’Europa rischia la reale prospettiva di cancellazione della sua civiltà”. E Zelensky? “Un piazzista da Circo Barnum”. Tradotto, una madonna pellegrina frignante, alla disperata ricerca di soldi, armi e soldati.
Concetti specularmente condivisi da un “vincente” Putin, nel nome e nel segno della eterna legge del più forte.
In Italia abbiamo registrato in queste ore l’azione di altri due “spiazzisti”, che continuano a “spiazzare” alleati e avversari.
A sinistra, il campo largo sta diventando un camposanto. Conte ha smottato il castello faticosamente costruito dalla Schlein prima, dopo e durante le recenti amministrative. Ecco le parole dell’Avvocato, utilizzando il vulnus-Ucraina e il capro-espiatorio-Bruxelles: “L’Ue ha fallito, trattino gli Usa”. Un omaggio forte e un’adesione convinta al piano scritto dall’asse “Casa Bianca-Mosca” sulla testa di Zelensky e una bocciatura di fatto del contro-piano dei volenterosi, concordato con Kiev.
Un fulmine a ciel sereno che complica di fatto ogni ipotesi di aggregazione “anti-destra” per le prossime elezioni politiche. Scontata l’ira dei riformisti dem. Provenzano ha ribadito: “Il vecchio continente difende le ragioni dell’aggredito”. E Calenda ha riesumato i fasti del governo gialloverde: “Con Salvini stavano bene in coppia”.
Sulla sponda opposta appunto, Salvini. E’ da un po’ che morde il freno sulle scelte troppo belliciste della Meloni. Oggetto del contendere la fisarmonica sulla Finanziaria, luogo di scontro delle varie pulsioni interne al centro-destra.
Sulle armi a Kiev (il provvedimento è in scadenza) il Capitano è stato drasticamente esplicito: “Non tolgo soldi alla sanità italiana per fare andare avanti una guerra che è persa”. Un crescendo rossiniano: “Basta soldi all’Ucraina se servono a pagare mignotte e ville all’estero”.
Vedremo ora se i “se” di Salvini si tradurranno in scelte anti-Meloni o “se”, come al solito, sarà rassicurato dalle pressioni di Palazzo Chigi.
Ma una cosa è certa, gli “spiazzisti italiani”, oltre a ritagliarsi una certa visibilità-marketing, sono legati a Trump. E col loro “pacifismo”, oggettivamente fanno il gioco di Mosca.
La verità è che sono i primi passi della “nuova guerra fredda”, che ha e avrà come vittime sacrificali la Ue (odiata dalla Lega e indifferente per i 5Stelle), e la piccola Ucraina.
Unica avvertenza: a tirare troppo il filo si spezza. Sul piano nazionale, “la sindrome del Papeete” è sempre in agguato. Sul piano internazionale c’è lo spettro della guerra e la leva che da volontaria diverrà obbligatoria.

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