Canfora, il nazismo, la Meloni e quella parte inconfessabile

martedì, 9 Aprile 2024
3 minuti di lettura

Quando lo schema da imporre nella storia e nella politica è la purezza, l’onestà, la moralità, la perfezione, c’è sempre qualcuno più puro dei puri, più onesto degli onesti, più morale dei moralisti e migliore dei perfetti.
Non a caso Togliatti lo chiamavano “Migliore”, tanto per ribadire fin da subito la superiorità etica della sinistra.

Una sindrome alla Robespierre che rimane ben radicata pure oggi.

Come decifrare in profondità, ad esempio, la lite tra la Schlein e Conte?
Qualcuno pensa veramente che il tema sia il campo lungo, largo, giusto? O che la disputa sia soltanto legata a semplici esigenze di leadership o al proporzionale, sistema con cui si conterà il consenso alle prossime elezioni europee, vellicando le peggiori pulsioni identitarie dei partiti?
Lo scontro tra dem e grillini nasce da tale Dna: chi libera e chi si libera dai cacicchi.
Tradotto, il bene contro il male.

Una semplice questione di primogenitura religiosa.
Chi scrive, pur riconoscendone l’alta statura accademica, non condivide nulla del professor Canfora.
Interessante però, quello che ha detto al “Corriere della sera”, a proposito dell’incombente processo (il 16 aprile) che lo riguarda, a causa della querela della Meloni da lui definita “nazista nell’animo” per spiegare le presunte ritrosie della premier a definirsi 10 volte al giorno antifascista, “modalità pappagallo”.

La ragione della resistenza alle reiterate e strumentali domande della sinistra, sarebbe nella malcelata e inconscia appartenenza al post-fascismo, di cui Msi, An e Fdi sarebbero gli eredi, nonostante Fiuggi, la scelta conservatrice e l’alto consenso popolare riconosciuto (si legga consacrazione popolare).

Prima osservazione: ma i fascisti, i nazisti, se stanno dalla parte giusta, come mai sono da salvare?
Che diciamo dei repubblichini di “Pensiero nazionale” che, dopo il nostro secondo dopoguerra, sono passati a sinistra, foraggiati da Botteghe Oscure?
Chi ha scritto l’appello “ai fratelli in camicia nera” nel 1936, invitando i compagni a condividere il programma del fascismo del 1919?
Chi ha comminato nel 1946 l’amnistia ai fascisti?
Rispondiamo: il capo del Pci, sempre Togliatti.

Quanti nazisti durante la guerra fredda sono stati assunti dalla Cia in funzione anticomunista?
Chi ha perdonato e perché, il segretario generale dell’Onu Kurt Josef Waldheim?
E chi ha perdonato e perché, il direttore della Nasa Von Braun?

Risulta, inoltre, che il battaglione Azov, formazione paramilitare ucraina, che spiegherebbe la posizione fideisticamente atlantista, filo-Usa, filo-Bruxelles e filo-Kiev della Meloni, è elogiato anche da chi conta parecchio nel mondo, per il servizio alla “causa della libertà”.
Il messaggio del professor Canfora, infatti, è che la Meloni non può sostenere Zelensky perché è europeista, conservatrice e combatte chi vìola la sovranità (in questo sarebbe coerente), ma in quanto simpatizza per i nazisti di Azov (in perfetta continuità con le sue supposte nostalgie).
Ergo, per lui il processo di maturazione politica della destra italiana, è un falso.

Canfora inchioda destra a una sentenza morale di condanna senza appello. A una scomunica eterna. Non è questo il peggiore giacobinismo? Infatti, lui stesso si dichiara stalinista.
Per lui, al contrario, tale parola non vuol dire essere inchiodato al passato, ma al comunismo come sinonimo appunto, di bene. Anche a costo di milioni di morti fatti in Russia, nel mondo e del suo fallimento economico, morale, sociale, storico.

Su una cosa ha ragione Canfora: la relatività delle identità a seconda della storia.
“Un secolo fa in Inghilterra, la parola democratico era una parolaccia”. Così come Garibaldi per i risorgimentali è stato un eroe e per i borbonici un brigatista rosso, un sovversivo e un terrorista. La lista è infinita.

E ancora: illuminante il passaggio dell’intervista su Tocqueville, il quale pur essendo un’icona della democrazia americana, ammise che il suo animo era contrario alla democrazia, riferendosi a una parte di sé interiore non predominante, aggiungendo che “tutti noi abbiamo delle pulsioni più o meno inconfessabili, che dominiamo con la ragione”.
Da questa intuizione nascerebbe la parte inconfessabile della Meloni.

Si può pure condividere il fatto che noi esseri umani siamo ossimori, santi e peccatori, ladri e poliziotti, banditi e cavalieri, ma dipende da noi cosa essere. Se etichettiamo le persone secondo la parte inconfessabile non si salva nessuno, non salveremo e non verremo salvati da nessuno.

Come si giustifica allora il comunismo (peggio, lo stalinismo), che ha preteso e pretende per chi ci crede attualmente, di salvare il mondo dal male capitalistico e borghese, anche a costo della dittatura del proletariato? Quale parte imporrebbe ai popoli, quella buona o quella inconfessabile?
Una certezza storica possiamo averla: il comunismo ha scatenato la parte inconfessabile dell’uomo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.