Sembra di tornare, anzi stiamo tornando ai tempi di Berlusconi: (certa) magistratura vs politica.
Se per la Meloni lo Stato di diritto è ormai stravolto da quei giudici che danno spallate alle leggi (ovviamente partorite dalla destra), interpretandole in modo fazioso, per la sinistra, al contrario, confermando la classica postura pedagogica, è la destra che vorrebbe imporre la dittatura dell’esecutivo (“populista”) rispetto alla “regolare e rispettosa tripartizione dei poteri”.
Quando la sinistra perde alle elezioni, è divisa al suo interno, non ha classe dirigente credibile, né idee vere, è una prassi consolidata, ricorre alla via internazionale (“lo dice l’Europa”), alla via mediatica (il fantasma sempre utile dell’antifascismo) e alla via giudiziaria.
In realtà, non da oggi, si tratta di una guerra ideologica in atto e all’ultimo sangue. E’ lo scontro antico e attuale, tra due visioni incompatibili di società, di famiglia. Da un lato, la “modernità laicista” (la mistica dei diritti, il primato del Super-Stato etico politicamente corretto, dello Stato etico sanitario, green etc); dall’altro, la “modernità antropologica”, basata sulla centralità della vita, della famiglia naturale, delle identità storiche, culturali e religiose dei popoli. Inutile tentare sintesi o mediazioni. E’ sterile o ipocrisia.
Mettiamo insieme gli ultimi fatti di cronaca. Tre indizi fanno una prova.
Salvini, per difendere i nostri confini, è a giudizio per il caso Open Arms. Dovrà rispondere di violazione dei diritti dell’uomo.
Ieri il tribunale di Roma ha deciso di non convalidare il trattenimento dei 12 migranti soccorsi in acque italiane e portati in Albania.
E a proposito della scelta della maggioranza di rendere l’utero in affitto reato universale, già si annunciano scavalcamenti della norma, su due livelli giuridici: l’incostituzionalità (concetto molto elastico e buono per qualsiasi forzatura) e “la delocalizzazione dei diritti”. In tal caso i confini esistono eccome: coppie gay, etero vanno all’estero, utilizzano la pratica della “gestazione per altri-maternità surrogata”, dove è ammessa, tornano da noi e si fanno riconoscere lo stato di fatto “nel superiore interesse del bambino”.
Posture di parte che fanno il paio con una lunga tradizione di giustizia a senso unico, di giustizia a orologeria (le liste elettorali, la politica ghigliottinata da inchieste con sentenze che in molti casi hanno smontato tanti, troppi teoremi aprioristici), nel segno di quel “diritto diseguale” proposto da Magistratura democratica negli anni Settanta, secondo cui un reato (occupazione di case, rapine, violenza su mogli o figli), commesso nel Sud invece che nel Nord o da un immigrato, va punito diversamente a causa del “disagio sociale” o della “diversa cultura”.
Cos’hanno in comune argomenti come il no al modello-Meloni sull’immigrazione, il no alla difesa di Salvini dei confini nazionali e il no all’utero in affitto-reato universale?
Oltre allo scontro politico ed etico, la vera posta in gioco futura: il giudice globale, l’uomo globale, il pensiero unico globale, il mercato globale etc. Impostazione che ha come nemico dichiarato gli Stati sovrani, le tradizioni, le identità, i confini.
La parola d’ordine, infatti, è trasformare i cittadini di uno Stato, in “cittadini del mondo”. Tradotto, in apolidi (senza patria), in indistinti-fluidi (senza identità biologica, solo quella mentale), in precari senza identità sociale e lavorativa (e locali e migranti saranno tutti schiavi dell’economia).
Valori (di sinistra) che devono bypassare ogni sovranità, considerata, nella vulgata dominante, un inaccettabile limite e un retaggio del passato medioevale.
Allora si abbia il coraggio di ammetterlo: le sovranità non esistono più (e in effetti una riflessione ad hoc andrebbe fatta: quando uno Stato non batte più moneta, non è più proprietario delle sue fonti energetiche, delle infrastrutture, dell’economia, che sovrano è?). Perché invece, il pensiero unico occidentale-progressista, quando si tratta di difendere l’Ucraina o Israele o i palestinesi si appella proprio ai diritti dello Stato sovrano?
Anche perché, a scuola, all’università quando si studia il diritto, si dice che uno Stato ha come elementi costitutivi, le fonti, il popolo e il territorio. Esiste un territorio senza confini? I giudici contro Salvini lo spieghino.
E attenzione a un mondo dove nella sostanza le leggi e la realtà sono condizionate e determinate dalle sentenze. I tribunali comunisti del popolo, quelli nazisti e del terrore di Robespierre, ricordano qualcosa?
Ritorniamo quindi, alla vera ripartizione dei poteri. Né egemonia dell’esecutivo, né del giudiziario: ma equilibrio veramente democratico.



