Europee. Salvini vince-perde. I suoi messaggi in codice. Ecco quali

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Anche le botte più dure sono salvifiche e preparano quasi sempre fasi nuove.

Stiamo parlando del più vecchio partito italiano, che verso la fine della prima Repubblica era il più nuovo. Addirittura chiamandosi in modo diverso rispetto alle definizioni classiche (dal concetto di partito che unisce gli uguali, al concetto di lega che unisce i diversi).

Certo, la parabola discendente di Salvini era come è, tangibile.
Alle scorse europee arrivò al 34%, una percentuale mirabolante e accecante. E giustificare oggi, davanti alle telecamere un 9,1%, è stato comunque difficile.

Da un lato, la Meloni, già alle scorse politiche, dati alla mano, ha raccolto i suoi voti (la differenza tra l’emorragia del Carroccio e la crescita di Fdi è pressoché coincidente); dall’altro, le tensioni interne tra la strategia sovranista nazionale, fortemente voluta dal Capitano, e il ritorno al sovranismo nordista voluto dai suoi governatori (Zaia, Fedriga e Fontana), ha peggiorato le cose.

E infatti, i suoi maggiorenti, Giorgetti compreso, l’hanno aspettato al varco.
In caso di regressione irreversibile, dopo avergli concetto una proroga, lo avrebbero sicuramente disarcionato da cavallo.

E Salvini ha giocato la sua partita, ha rischiato, ha continuato col suo sovranismo andando a occupare scientificamente quello spazio lasciato libero dalla svolta conservatrice della premier, intercettando quelle sensibilità profonde del popolo destrista che non ha visto di buon occhio l’eccessivo fideismo atlantista, europeista, americanista e draghista in economia e soprattutto, l’adesione acritica al “partito della guerra”.

E ha puntato su Vannacci, il simbolo antropologico e ideologico dell’anti-politicamente corretto. Una bella sfida. Vinta.

E vediamo perché.

Ha aumentato di un punto rispetto alle politiche. Grazie alle 500mila preferenze di Vannacci non è ulteriormente sceso. E con una Fi che è andata a prendersi l’elettorato centrista “tra la Meloni e la Schlein”, come ha detto Tajani, approfittando dell’autogol dei gemelli diversi, Renzi e Calenda, ha candidato la Lega a elemento indispensabile per la stabilità della coalizione di governo.

Salvini infine, ha dalla sua, malgrado i numeri italiani non all’altezza del ruolo, il vento sovranista dell’Europa (Austria, Francia, Germania, Olanda etc), che sta confutando apertamente il laicismo, l’ideologia Lgbtq, il green, il vaccinismo, l’elettrico, le politiche sull’immigrazione di Bruxelles. Non a caso ha puntato proprio su questi temi: l’economia, la famiglia, le identità religiose, culturali e storiche dei popoli, la tutela della casa, la sicurezza etc, nel nome di un’Europa federazione di Stati indipendenti e sovrani e non di un’Europa super-Stato.

E, di conseguenza, alla conferenza di stamattina, in modalità-reattiva ha lanciato parecchi messaggi in codice.

Eccoli. Prima freccia a Bossi.
Salvini si è reso conto che l’ipocrisia non paga più. Inutile continuare a ricordare il passato “glorioso”, con tanto di dedica sul suo libro. Ormai Bossi è un avversario e vota Fi. Perché? Non gli perdonerà mai di aver tradito l’origine padana e antifascista della Lega da cui l’epiteto di D’Alema (“la Lega è una costola della sinistra”).
Seconda freccia: “Non cambiano gli equilibri di governo”; messaggio rassicurante subito corretto da quest’altra frase: “Il centrodestra si rafforza percentualmente rispetto alle politiche”. Come dire, c’è bisogno della Lega per non spingere i delusi della Meloni verso l’astensionismo.
E in quanto al futuro assetto di Bruxelles, indicazione chiara (del resto, espressa in precedenza, durante la campagna elettorale): “La Lega non potrà mai allearsi con i socialisti e con Macron”. Si chiama posizionamento politico che mira a valorizzare tutti i sovranisti europei, nessuno escluso. E ad avvertire la Meloni di non spaccare questo fronte facendo da stampella a una nuova maggioranza Ursula.
Infine, bordata ai governatori che non hanno digerito Vannacci: il Generale non si tocca, ha evitato l’ulteriore caduta libera di consensi e guarda caso, ha ottenuto percentuali bulgare proprio nella terra degli Zaia e dei Fedriga. Emblematica la sua sentenza del Capitano: “Vannacci, contestato e vituperato da mezzo mondo, ha preso da solo mezzo milione di voti col record nel Nord-Ovest”.

Chi vuol capire capisca. E se non capisce “amici come prima, se ne può andare”. Segnale dato domenica notte.

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